lunedì 23 ottobre 2017

...ed ora il mio ponte...

Concorso vetrine in festa, tema il ponte di Canonica D'Adda (2° classificato)


Ho riaperto le sacre scatole del Meccano di mio padre per ideare questa interpretazione del ponte adattata al contesto della merceria Letiziart di Letizia. Come sempre le nostre creatività si sono fuse realizzando qualcosa poi apprezzato dai passanti e dai clienti del negozio. 
Alfredo e Laura ci hanno guardati soddisfatti e contenti da dove stanno. 
Mentre montavo i pezzi del ponte mi sono riunito allo stato di concentrazione che aveva mio padre quando da bambino lo osservavo creare, da pezzi meccanici di varie forme, strutture complesse dotate del movimento preciso da lui aveva previsto. 
Per questa mia prima struttura, statica e semplice, ho dovuto prima disegnare con SketchUp il bozzetto con il contorno del panorama che avremmo inserito nella presentazione. L'abilità di Alfredo consisteva invece nel progettare nella sua mente ogni proporzione nello spazio, il numero di giunti e viti, le pulegge e l'accoppiamento degli ingranaggi di vario tipo, tutto senza un disegno; calcolava pesi, bilanciamenti ed attriti solo con l'ausilio della sua mente analitica. 
Se vedeva una qualsiasi macchina, lui la osservava in silenzio, poi pensava qualche giorno e, quindo si decideva a riprodurla schematizzandola con il Meccano, la forma compiuta e funzionante era ricostruita come per incanto sulla sua scrivania. Mi sento fortunato ad avere ereditato solamente una frazione di queste capacità, pur nel rammarico di non aver avuto la molla di svilupparle fin da giovane, perseguendo una via più creativa ed inventiva. Ma, quando ho scritto delle sacre scatole, non era per esaltazione del ricordo; è rispetto innato per quella attività e per quegli oggetti che da bambino non ho mai classificato come un gioco, perciò non erano da me volontariamente accessibili, anche se Alfredo si sarebbe deliziato nel vedermi avvicinarmi ad essi. Lui non mi ha mai forzato la sua passione, mi ha invogliato con delicatezza, ma lasciato scegliere, mi ha offerto delle ricche possibilità e solo io sono sempre stato responsabile delle scelte.  

giovedì 13 giugno 2013

twitter, per ora inutile

lunedì 11 luglio 2011

Mattino

Ancora un mese e ce ne andiamo tutti in vacanza. Manca poco, già ci sono i segni di cose lasciate sospese perché l’esito cadrà nel periodo dove saremo tutti assenti, tutti noi stessi, finalmente. 
Dormire sul balcone e svegliarsi alle prime luci, nel fresco che schiarisce anche la mente. Chiudo gli occhi la notte sui puntini delle stelle che giocano con le nuvole passeggere; dormo preso da sogni sensuali, dove sono sempre appeso a qualcosa, sull’imminenza di svolte misteriose o travolgenti che lasciano ben sperare nella loro indefinitezza. Forse promesse, forse perché il corpo rimane appeso nel vuoto del balcone circondato dagli ampi spazi e non da mura a far da confine ai sogni.
Riapro gli occhi nell’azzurro terso, compiuto ormai nel dipanarsi di poche ore di sonno, l’alba si annuncia appena prima che il sole colori l’aria di albicocca e pesca e le ombre divengano nette proiezioni dei profili di ogni cosa.
L’udito anche si risveglia per coppie di tortore insistenti che si chiamano in un chiacchiericcio ritmico e ripetitivo. Sto a guardare placidamente il cielo mentre mi tiro insieme per lo sforzo di sedermi sulla brandina, uscito dal bozzolo del sacco di cotone che pare quasi una tela di ragno, usato per coprire il corpo, ma tenue abbastanza da lasciarlo respirare libero al ritmo degli aliti notturni.
Mi affaccio al balcone. L’aria è ancora fresca dappertutto, pulita e monda da polveri o vapori o dal movimento vibrante del caldo della terra, ma ancora per poco. L epiante sono verde carico. Le controllo una ad una sussurrando commenti di incoraggiamento ad ogni foglia. Annuso la menta piperita le cui foglie ho usato, sfregandomele sui polsi e sulla fronte, per stimolare la caduta nel primo sonno. L’ultimo odore di ieri, il primo di oggi.

venerdì 3 giugno 2011

il brontolone (2)

Parliamo di tasse occulte e di libertà.
Quando ero ragazzo (anni 70) ai 14 anni, nelle famiglie agiate e non, al compimento dei 14 anni il cinquantino era quasi di prammatica. Se non si era figli di papà, coi risparmi o con qualche lavoretto del tipo scaricare camion all'ortomercato o piccole mance per commissioni a negozianti, ti compravi un catorcino da quello che a 16 anni passava al 125, magari con lo stesso sistema di fatiche e rinunce.
Se eri il classico figlio di papà il motorino poteva essere nuovo, ma non era detto. Spesso era il fatto di avere un mezzo tutto proprio da elaborare, mantenere, tenere in ordine di marcia a dare la consapevolezza di una responsabilità nuova. Ma questo era il lato del dovere, mentre il piacere era massimo nella libertà di movimento che ottenevi con le limitazioni del caso. Scoprivi che eri soggetto a multe e sanzioni, ma dovevi essere proprio un gran fesso a farti cogliere con le mani nel sacco e le multe, quasi sempre, finivi per pagarle tu rinunciando ancora e, infine, capendo.
Nei decenni sono cambiate le cose, e di molto.
Prima si è deciso di mettere una targa al motorino con la motivazione che ogni mezzo che circola dotato di un motore deve essere univocamente riconoscibile. E qui il primo scoglio: il minorenne diviene di nuovo soggiogato e dipendente dalla responsabilità dell'adulto in quanto faccende come targhe e tasse di proprietà. Prima ancora ci avevano provato, riuscendoci, con il bollo, la tassa occulta per la circolazione in contrasto aperto con una Costituzione che favorisce la libertà di movimento sul suolo della nazione. la pratica del bollo però era abbastanza agevole: bastava pagarlo. L'assicurazione obbligatoria è venuta insieme alla targa, altro dolore, altre scartoffie, in questo caso la scusa era proteggerci da incidenti e furti. La società protettiva e mammona ti obbligava a pagare. Altro intervento degli adulti, il ragazzo non può accendere polizze assicurative, per cui papà o mamma provvedevano anche a questo. Oggi la società si deve meglio organizzare per tracciare il cittadino e ha pensato alle nuove targhe per i motorini. Costo: circa 50 Euro se vuoi/puoi fare le code agli sportelli di enti che esistono per pagare la loro esistenza, dai 100 se affidi la pratica ad un'agenzia. Qui sempre con indicazioni di "moto da prezzo", termine divenuto uno standard coniato decenni fa da Luca Goldoni. Sì perché la caratteristica del mercato "libero" è che i prezzi sono liberi, gli acquirenti un po' meno: c'è una tale varietà (minima) di prezzi per uno stesso bene, che per trovare la tariffa più bassa devi fare una ricerca di mercato al contrario spendendo il tuo tempo (che nessuno valuta perché è considerato a valore zero) e la tua fatica per raggiungere quell'agenzia di periferia che ti mette un Euro meno delle altre. Vale la pena? no. Allora andiamo da quello sotto casa e tutto si conclude rapidamente. Sei solo libero di accollarti più o meno spese, più o meno scomodi.

domenica 28 novembre 2010

posta certificata per tutti

Accolgo con favore l'iniziativa della posta elettronica certificata concessa dallo Stato ai cittadini per snellire i rapporti con la Pubblica Aministrazione.
Quindi ne faccio richiesta dopo aver letto ogni dettaglio ed essermi informato nei vari blog e forum. Nonostante ci siano molte lamentele mi iscrivo lo stesso perché ascolto e mi interessano i pareri altrui, poi faccio come meglio credo. Seguo ogni passo elementare e mi reco due giorni dopo in ufficio postale per riconoscimento d'identità e la mia firma per la sottoscrizione al servizio. L'impiegato fa tutto in meno di un minuto e mi dice di attendere qualche giorno per l'attivazione operativa della casella di posta certificata.
Da allora sono passati 5 mesi ed un bel giorno mi vedo recapitare una e-mail all'indirizzo non certificato che avevo dato come riferimento per le comunicazioni all'atto della richiesta. Qualche settaggio del mailer (Thunderbird) un po' mal spiegato nelle pagine della guida ed eccomi munito di casella di posta elettronica certificata.

sabato 27 novembre 2010

sudditi, sempre

Apprendo da una trasmissione radio della entrata in vigore di due provvedimenti che riconosco senza dubbi come liberticidi.

Il primo obbliga a pagare una tassa (un'altra, una in più tra le innumerevoli) per poter diffondere video e trasmissioni radio per profitto quando la società che li produce e diffonde attraverso il Web fattura più di 100.000 Euro all'anno.

L'altro, partendo dal recepimento di una legge comunitaria volta alla maggior liberalizzazione dell'utilizzo di Internet, ne distorce completamente l'intento ribaltandolo, quindi obbligando il suddito (che esso sia individuo o impresa) a rivolgersi alla nascente corporazione di tecnici certificati dallo Stato anche per un banale collegamento di router di casa propria, pena un'ammenda salatissima.

Il legislatore italiano di qualunque partito è sempre impegnato su questi fronti:

  • favorire la costituzione di corporazioni che controllino il libero mercato
  • limitare la libera circolazione delle idee
  • limitare la libera associazione dei sudditi (quella spontanea senza carte bollate)

Se raggiunge questi obiettivi in un'unica legge il nostro legislatore ottiene il massimo del suo risultato.

Non credo che siano pasticcioni ingnoranti come qualcuno, ingenuamente o con snobismo, li definisce, offrendo loro quindi il tacito consenso a perseverare.

Per riuscire infallibilmente a trasformare l'oro in sterco con la precisione dei nostri legislatori occorrono impegno, costanza, dedizione ed una dose singolare di grettezza. La loro prima domanda nel formulare una proposta di legge o un decreto è:
come posso rendere più sudditi i sudditi?

Allora ecco fiorire tasse, gabelle, bolli, certificazioni, burocrazia, corporazioni, divieti, regole mirate a casi personali, leggi che partono dalla considerazione che ogni uomo è fondamentalmente un troglodita da addomesticare prima che acceda al consesso civile.

...ed ora il mio ponte...

Concorso vetrine in festa, tema il ponte di Canonica D'Adda (2° classificato) Ho riaperto le sacre scatole del Meccano di mio padre ...